DSC_0959Oggi voglio parlare di una cosa che ci è successa alcuni giorni fa, durante un servizio fotografico ad un bambino di 7 anni. E lo faccio abbastanza arrabbiato.

La mamma ha iniziato parlando del carattere introverso del bambino, della sua difficoltà con gli estranei e poco convinta del risultato del servizio fotografico.

Anche lei a dire il vero aveva un carattere abbastanza austero.

In effetti Francesco (*nome di fantasia) era molto timido e inizialmente ci “guardava” con molto sospetto.

Abbiamo iniziato il servizio fotografico ma, dopo pochi minuti Francesco si è sciolto e, pur mantenendo il suo carattere introverso ha iniziato a sorridere e prendere gusto a farsi fotografare e grazie anche ad Ottavia si è trasformato in un piccolo modello.

Per me è stata una piccola soddisfazione vedere come in pochi minuti siamo riusciti ad aprire una breccia nel cuore di un bambino e diventare suoi amici.

Questo è quello che ci piace del nostro lavoro e dell’avere a che fare con questi piccoli uomini.

Ma c’è un però.

Mi sono girato più volte per guardare la mamma di Francesco*.

Ero convinto che questa trasformazione l’avrebbe fatta sorridere e resa partecipe di questa piccola trasformazione.

Ma ogni volta che mi sono girato lei era occupata con il cellulare.

Chi mi conosce sa quanto anche io sia inseparabile dal mio smartphone. Citando una canzone che va di questi tempi “L’iphone ha preso il posto di una parte del corpo”.

E durante questo servizio ne ho avuto la conferma.

Lei non ha visto i sorrisi di suo figlio. Non l’ha visto gonfiare il petto quando si atteggiava a grande e quando, vanitoso, si guardava allo specchio.

Ha perso tutto. Troppo occupata a chattare su whatsup. Troppo presa dagli aggiornamenti su facebook. O piena di email da leggere.

Non lo so. So che abbiamo studiato il servizio nei minimi dettagli. La durata del servizio, l’orario che torni comodo con gli impegni professionali dei genitori. Addirittura il divano dove vi facciamo accomodare è messo una posizione tale da farvi vedere ogni istante dell’esperienza che sta vivendo vostro figlio.

Alla fine del servizio facciamo una serie di scatti con i genitori.

Lei si è rifiutata con un ” non mi interessa”.

Ho visto la delusione negli occhi di Francesco*. Quello sguardo che era però un misto fra delusione e rassegnazione.

Le foto con i genitori non si fanno per noi adulti. Si fanno per loro. Che quando saranno grandi avranno un ricordo di loro abbracciati ai loro supereroi. Li ho sentito male. Perchè io quelle foto non le ho. E adesso le vorrei tanto.

e come dicono Fedez e J-Ax

“E poi, lo sai, non c’è
Un senso a questo tempo che non dà
Il giusto peso a quello che viviamo
Ogni ricordo è più importante condividerlo
Che viverlo
Vorrei ma non posto”

 

Ok mi fermo qui. L’argomento lo riprenderemo sicuramente un altro giorno.

 

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